Festini gay e sospetti: e la Roma sprofondò in Serie B

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Nella stagione 1950-51, l'unica della storia giallorossa, ci sarebbe stato un risvolto omosessuale: alcuni giocatori passavano le serate in casa di un deputato gay che, nei ristretti e segreti ambienti della Roma di allora, veniva chiamato "zia Vincenza". Lo rivelò Giò Stajano, giornalista, scrittore, primo italiano a cambiare sesso

Furio Zara

Collaboratore

5 febbraio - 13:45 - MILANO

Nella primavera del 1951 a Roma scoppiò uno scandalo che si consumò nel silenzio sudaticcio generato dai sospetti, dalle maldicenze, da una controstoria equivoca e misteriosa che - come spesso accade a fronte di un fallimento, per quanto sportivo - genera, si nutre e alimenta il vizio, in tutte le sue forme, anche le meno dicibili. Tra ammiccamenti e do di gomito i pettegolezzi correvano dai vicoli di Trastevere al Gianicolo, scivolavano laidi dai sampietrini dei Fori Imperiali fino alla “borgate beduine” della periferia romana, “nella notte che si perdeva oltre le Casiline del mondo”, come scrisse qualche anno dopo Pier Paolo Pasolini. Poi il pasticciaccio brutto si inabissò in una zona d’ombra e lì rimase sepolto e occultato per tanto tempo finché - quarantacinque anni dopo - il vento della calunnia tornò a soffiare ancora, gli spifferi velenosi ammorbarono l’aria e lo scandalo si ripresentò riverniciato a nuovo. Ci si chiedeva infatti del come e del perché la Roma - in quella stagione 1950-51 - era retrocessa per la prima e unica volta nella sua storia in Serie B. E si argomentava che la motivazione andava cercata nei festini omosessuali frequentati da parecchi giocatori di quella squadra. 

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