Una birra per vaccinarsi? Provocazione dagli Usa

20 ore fa 1

Immaginate di potervi vaccinare bevendo qualche boccale di birra: non è una trovata goliardica di un gruppo di amici burloni, ma l'idea alla base di una sperimentazione condotta da un virologo statunitense. Chris Buck ha sviluppato e testato prima sui topi e poi su se stesso un "birra-vaccino" contenente lievito ingegnerizzato per stimolare la produzione di anticorpi contro il poliomavirus BK, un virus diffusissimo e di solito innocuo ma che può creare gravi problemi in pazienti con sistema immunitario compromesso. Il problema, però, è che questa autosperimentazione non ha seguito i rigorosi iter previsti per lo sviluppo e l'approvazione ufficiale dei vaccini, e che Buck sta cercando di aggirare questo iter regolatorio proponendo il prodotto come integratore alimentare. Qual è il confine tra innovazione, sicurezza e fiducia nella scienza?

poliomavirus

La maggior parte della popolazione mondiale convive con i poliomavirus, che rimangono dormienti nei reni e nelle vie urinarie. Il problema si pone nei soggetti con sistema immunitario indebolito: nei pazienti che hanno subito un trapianto di rene e assunto farmaci immunosoppressori, il poliomavirus BK contenuto nell’organo trapiantato può infatti replicarsi e danneggiare le cellule del rene, compromettendone la funzione. Il birra-vaccino di Buck farebbe aumentare gli anticorpi prima del trapianto, scongiurando queste complicazioni. © Kateryna Kon | Shutterstock

Poliomavirus BK: un pericolo silenzioso per i trapiantati

La maggior parte della popolazione mondiale convive con i poliomavirus, che rimangono dormienti nei reni e nelle vie urinarie. Il problema si pone nei soggetti con sistema immunitario indebolito: nei pazienti che hanno subito un trapianto di rene e assunto farmaci immunosoppressori, il poliomavirus BK contenuto nell'organo trapiantato può infatti replicarsi e danneggiare le cellule del rene, compromettendone la funzione. Il birra-vaccino di Buck farebbe aumentare gli anticorpi prima del trapianto, scongiurando queste complicazioni.

Ingegneria genetica e boccale: la tecnologia nel bicchiere

Il vaccino è stato assunto dallo stesso Buck e da alcuni membri della sua famiglia «senza riscontrare effetti collaterali», racconta il virologo a Science News. Ma come funziona? Si parte da un gene del poliomavirus BK che codifica la proteina presente nell'involucro che riveste il virus: questa proteina è in grado di autoassemblarsi in particelle simili al virus, ma prive di materiale genetico. Non possono infettare le nostre cellule, ma sono in grado di insegnare al sistema immunitario a riconoscere il patogeno. Il gene viene quindi inserito in un plasmide, una molecola di DNA, che a sua volta viene introdotto in cellule di lievito Saccharomyces cerevisiae con le quali si produce la birra. La bevanda finale contiene lievito vivo che trasporta particelle virali innocue in grado di stimolare la produzione di anticorpi specifici contro il poliomavirus BK.

Scienza contro Burocrazia: il muro dell'autosperimentazione

«Tra me e le famiglie disperate che letteralmente gridano chiedendo il mio aiuto si erge un muro glaciale fatto di licenze da ottenere, barriere tecniche e una burocrazia regolatoria impenetrabile», si lamenta Buck.

Il fatto è che il suo birra-vaccino non ha seguito nessuno degli step necessari per ricevere l'approvazione ufficiale, e per questo il virologo è stato criticato da alcuni colleghi. Un suo studio pubblicato in preprint su bioRxiv è stato anche bloccato da un comitato etico dei National Institutes of Health (NIH), dal momento che si basava su dati frutto di autosperimentazione. «La burocrazia sta inibendo la scienza, e per me è inaccettabile», commenta.

Le critiche degli esperti: la sicurezza non è un optional

I NIH non sono gli unici a pensare che il birra-vaccino di Buck non sia pronto per essere messo in commercio: sebbene i dati dei test sui topi siano promettenti, quelli sugli umani hanno finora un solo soggetto sperimentale ufficiale – lui stesso. Secondo il virologo Michael Imperiale, «i vaccini destinati a pazienti trapiantati vulnerabili devono essere sottoposti a rigorosi test di sicurezza ed efficacia». Bryce Chackerian, un altro virologo, dice di avere sentimenti contrastanti riguardo la questione: da un lato la sicurezza di questo tipo di vaccini non lo preoccupa, dall'altro crede che sia importante «garantire che i prodotti somministrati alle persone siano sicuri e non minare la fiducia del pubblico nei vaccini». La sperimentazione su ampi gruppi di persone è fondamentale: anche se l'organismo di Buck ha prodotto anticorpi, non è detto che quello di altre persone si comporti allo stesso modo.

L'escamotage: vendere il vaccino come integratore alimentare?

Nonostante le premesse poco solide, il birra-vaccino potrebbe essere commercializzato negli USA se venisse considerato un prodotto alimentare. «Se qualcosa può essere mangiato, allora lo puoi vendere come integratore alimentare», afferma Buck. Il virologo spiega che gli ingredienti del birra-vaccino sono già parte della catena alimentare e sono generalmente considerati sicuri per il consumo umano. Per quanto riguarda il poliomavirus, «vi entriamo in contatto ogni volta che tiriamo lo sciacquone», commenta. «I vaccini sono farmaci, ma non per questo non possono anche essere cibo». 

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