"Il nucleare è uno strumento chiave
per coniugare decarbonizzazione al 2050, sicurezza e
indipendenza energetica e contenimento dei costi per i clienti
finali. Nel 2025 il prezzo medio dell'energia elettrica sul
mercato all'ingrosso è stato pari a 115 euro al megawattora in
Italia, contro 91 euro in Germania, 68 euro in Spagna, 61 euro
in Francia e 44 euro nell'area scandinava. In assenza di un
cambio di rotta, la competitività dell'industria manifatturiera
italiana è a rischio. Per questo, non si può più rimandare
l'avvio di un programma nucleare, perché ne dipendono la
competitività delle imprese e il benessere delle famiglie". Lo
ha detto il delegato per l'energia di Confindustria, Aurelio
Regina, in audizione davanti alle Commissioni Ambiente ed
Attività produttive della Camera sul disegno di legge quadro sul
nucleare.
"Il nucleare sostenibile non è alternativo alle rinnovabili,
ma ne è un complemento fondamentale in un mix low-carbon al 2050
- ha proseguito Regina -. Il nucleare, affiancandosi alle
rinnovabili, riduce i fabbisogni di stoccaggio e di generazione
di backup. Il prezzo dell'energia nucleare di piccola taglia è
oggi paragonabile a quello degli impianti rinnovabili con
accumulo integrato, ma è destinato a diventare più conveniente
nel tempo".
"Il ruolo del nucleare diventa ancora più rilevante nel
contesto di crescita della domanda elettrica - ha detto ancora
Regina -: il Pniec (il piano nazionale dell'energia, n.d.r.)
prevede un aumento dei consumi da circa 300 TWh annui a 600 TWh
al 2050, a causa dell'elettrificazione dei consumi finali e
dello sviluppo di nuovi poli di domanda come i data center".
Infine "gli investimenti attivati per lo sviluppo in Italia
di 15-20 reattori (circa 7 Gw) tra il 2035 e il 2050 possono
generare un impatto economico complessivo di circa 50 miliardi
di euro l'anno, pari a circa il 2,5% del Pil, e fino a 120.000
nuovi posti di lavoro diretti e indotti".
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