"La sicurezza dei giovani passa anche attraverso ciò che accade sui social network, che oggi rappresentano l'ambiente in cui ragazze e ragazzi si incontrano, si informano, costruiscono relazioni e interpretano ciò che accade nella società".
Con queste parole la deputata democratica Marianna Madia, prima firmataria della proposta di legge bipartisan presentata alla Camera e al Senato sulla regolazione della presenza digitale dei giovani, interviene alla vigilia del Consiglio dei Ministri.
"Per questo motivo - prosegue Madia - se il governo non presenterà all'interno di questi provvedimenti una norma concreta sulla presenza digitale dei giovani, annunciamo fin da ora la presentazione di un emendamento sia al decreto sia al disegno di legge, che ricalcherà esattamente il contenuto della proposta bipartisan Madia/Mennuni, arrivata in Senato a un passo dall'approvazione prima dello stop voluto da Giorgia Meloni. Una proposta firmata anche da autorevoli esponenti della Lega e frutto di un lungo confronto con la Commissione europea".
"Arrivati a questo punto - sottolinea la deputata - tutti i partiti dovranno prendersi le proprie responsabilità. Stiamo assistendo a un balletto inqualificabile da parte della maggioranza: annunci di nuove proposte identiche a quelle già sottoscritte e discusse, improvvise frenate che, da comunicati mai smentiti, arrivano direttamente dalla Presidente del Consiglio".
"Intanto negli altri Paesi le leggi vengono approvate, mentre noi, che grazie a un lavoro serio e trasversale della Commissione Infanzia e Adolescenza eravamo arrivati primi, rischiamo di trovarci ultimi. Alla maggioranza dico: invece di presentare tanti testi uguali, fatene approvare uno. I nostri emendamenti - conclude Madia - saranno il vero banco di prova. Chiederemo la massima convergenza, perché sarà lì che si vedrà quali partiti intendono davvero rispettare gli impegni presi e affrontare un tema estremamente delicato, già oggetto di regolamentazione in tutta Europa. L'Italia rischia di arrivare per ultima: sarebbe una grave responsabilità della maggioranza e del Governo Meloni, oltre a una grande occasione persa per il Paese".
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