Sabato discesa sulla Stelvio, la pista dove Domme ha vinto 7 volte: l’oro manca all’Italia da 74 anni
Un sogno lungo 74 anni. Un’eternità, per un Paese come il nostro che sulle nevi ha vergato pagine indimenticabili del grande romanzo dello sport. Eppure, tanto è passato dall’unico oro olimpico azzurro in discesa libera, la gara regina: Zeno Colò a Oslo 1952, quando si scendeva ancora con gli sci di legno e gli scarponi di cuoio (l’ultima medaglia invece è di Innerhofer, argento a Sochi 2014). Stavolta, le speranze di sfatare finalmente l’antichissimo tabù potrebbero accompagnarsi ad una preziosa alleata in più: la Stelvio. Cioè uno dei tracciati più iconici dello sci alpino insieme alla Streif di Kitzbuehel e alla Lauberhorn di Wengen.
IL GIARDINO DI CASA
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Non si tratta soltanto della pista di casa, con il tifo che in pratica avvolge e trascina gli atleti al traguardo dal momento in cui escono dal Salto di San Pietro e si avvicinano allo schuss finale: per Dominik Paris, la Stelvio è il giardino dell’Eden. Nella storia della Coppa del Mondo, nessun sciatore ha vinto più di lui in discesa nella stessa località: sei successi, distribuiti tra il 2013 e il 2022, cui si aggiunge il trionfo in superG del 2019. Insomma, se dici Bormio, dici Domme. Lui certamente ha le spalle larghe per sopportare la pressione e alla gara di sabato (tra l’altro, la prima in assoluto di questa edizione ad assegnare medaglie), anche se non lo ammetterà mai, pensa da quando l’Olimpiade è tornata in Italia. Oggi intanto, maltempo permettendo (ha nevicato nei giorni scorsi e per preservare il fondo si potrebbe andare direttamente a domani), nella prima prova cronometrata inizierà a flirtare con le curve, i salti e i muri più amati. Lo sfalsamento rispetto al calendario tradizionale — di solito in Coppa si gareggia alla fine di dicembre — comporta cambiamenti che andranno metabolizzati in fretta: cambia la neve e soprattutto cambia la visibilità (a febbraio c’è più luce), dunque i punti di riferimento. Perciò, l’esperienza, il colpo d’occhio e la sensibilità sugli sci saranno compagni d’avventura essenziali e in materia Paris può scrivere un trattato: "Il secondo posto di Crans Montana (nella libera di domenica, ndr) mi ha dato tanta carica. La fiducia così aumenta. Io cerco, su ogni pista, di trovare le migliori sensazioni per fare la miglior performance possibile e in ogni gara c’è da imparare. Da giovane si cerca il limite, e quando sei più esperto cerchi di fare tutto in modo preciso. Mi piace dare consigli ai più giovani, io lo faccio sempre volentieri".
LA NUOVA STELLA
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E dunque Giovanni Franzoni, il nuovo crac della velocità azzurra, in tre mesi passato da promessa ancora grezza a stella conclamata attraverso gli storici trionfi a Wengen e Kitzbuehel, continui ad abbeverarsi alla fonte della saggezza del veterano, soprattutto adesso che dovrà gestire una pressione sconosciuta: "La Stelvio mi piace, è tecnica, è una delle piste con cui ho avuto subito feeling quando ho debuttato in Coppa, e poi mi sono allenato spesso a Bormio. È vero, comincio ad essere un po’ stanco perché è la prima volta che affronto così tante gare con tutta questa intensità. Avevo bisogno di staccare un po’ e riposarmi prima dei Giochi. Lo ripeto, è una pista che mi si adatta un po’ di più e devo ricaricare le pile per presentarmi al meglio. Gare come quella di Crans (ha chiuso solo 23°, ndr) sono comunque importanti perché mi fanno ricordare di avere ancora tanto da imparare". Le prove, tra l’altro, con Casse sicuro partente sabato, serviranno a sciogliere gli ultimi dubbi sul quarto titolare, posto in bilico tra Schieder, in crescita, e l’eterno Innerhofer, che a Bormio vinse addirittura nel 2008. A ogni modo, l’Italia si presenta nella chiesa laica della Stelvio con cinque podi in discesa (una vittoria) su sei gare disputate. Numeri per cancellare quel numero: 74 anni. Eternità, spalanca le tue braccia.









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