Nioh 3, la recensione: una saga che si trasforma, e strizza l'occhio a Elden Ring

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L'action ambientato nel Giappone feudale cambia e diventa open world

Paolo Sirio

4 febbraio - 15:27 - MILANO

Dopo un Nioh 2 tutto sommato piacevole ma immotivata fiera del riciclo, dopo un Rise of the Ronin che giocava all’open world con alterne fortune, la tentazione più grande sarebbe sottovalutare la portata di Nioh 3. Ed errore più grande non sarebbe mai fatto, perlomeno nel campo dei videogiochi e nella nicchia dei soulslike. Ecco come Koei Tecmo e Team Ninja hanno imparato la lezione, e perché il nuovo arrivato della serie da oltre 8 milioni di copie vendute merita la vostra attenzione. 

la storia e le missioni

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La trasformazione più evidente di Nioh 3 è quella che l’ha portato dall’essere un action con scenari chiusi a compartimenti stagni ad open world. Ma, a ben vedere, è stata una transizione naturale. Quanto a struttura di gioco, Team Ninja (Ninja Gaiden, Dead or Alive) ha esposto in tre dimensioni quello che Nioh 2 esprimeva tramite menu e mappe. C’è una storia di fondo presentata alla maniera occidentale, e non come i soulslike che rimangono il filone d’appartenenza: aspettatevi filmati dal taglio cinematografico, personaggi con nomi e cognomi, riferimenti storici. E aspettatevi pure di non badarci troppo: con combattimenti così sfidanti, è molto probabile che penserete esclusivamente a menare le mani e “livellare”. Quando la storia si apre, si può scegliere l’ordine in cui perseguire delle vere e proprie missioni, sebbene le varie aree abbiano livelli indicati - andando in zone con un livello inferiore si ha sì la vita più facile cercando di abbattere i mob, ma non cambia che restino potenzialmente letali - e questo dia un’indicazione di sorta di come lo sviluppatore abbia immaginato la progressione nel mondo per noi.

l'open world

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 Sotto il profilo dell’open-field e di come funziona, Nioh 3 è evidentemente un Ghost of Tsushima costruito secondo la grammatica dei Souls. Quella mancanza di rifinitura visiva, tipica volenti o nolenti del segmento, si trasferisce però al gioco sotto forma di vibrazione strisciante. Il titolo di PlayStation Studios ha un grado di pulizia semplicemente inarrivabile per lo sviluppatore giapponese, e del resto a Tsushima o Yotei siamo sempre stati tranquilli ché, tanto, non saremmo morti; qui al contrario i combattimenti mantengono la loro profondità a prescindere dallo stile scelto, persino con il velocissimo Ninja, e siamo costantemente sul chi vive - non solo con i “nemici formidabili” spolverati per la mappa. Il lavoro di Sucker Punch ha influito nitidamente sulle micro-attività che si compiono nel mondo aperto: trovare e accarezzare degli strani incroci tra Yokai e pet, o reperire bagni termali e sbloccarli dalle maledizioni che li attanagliano, ad esempio. Non è un mondo dispersivo: le attività sono basiche e poche in termini di varietà - libera il campo nemico, ripulisci la regione dalla corruzione, e simili - ma molto piacevoli, calate bene nel contesto mitologico nipponico. Non ci si è inventati niente, è pacifico, e forse non c’era nemmeno bisogno di farlo. Ovvio poi che, quando giochi a fare l’open world, il confronto con lo standard occidentale è di quelli difficili da sostenere, per qualità delle animazioni in primis, ma lo stacco dal recente Rise of the Ronin (appena del 2024) è abbastanza impressionante. Ronin non ci era piaciuto per le proporzioni del mondo rispetto al personaggio e alla sua mount, e per un sistema di combattimento confusionario, che mischiava decine di classi e armi al flusso degli action-adventure. Insomma, non aveva ben deciso cosa dovesse essere; Nioh 3 l’ha deciso eccome.

come sono i combattimenti?

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Laddove Rise of the Ronin era molto tecnico, troppo per il genere in cui si voleva infilare, Nioh 3 presenta due stili: Ninja e Samurai. Iniziamo come Samurai e pensiamo che non ci sposteremo mai da lì, perché è solido e bilanciato, combo e posture. Poi entra in scena il Ninja: una rapidità offensiva micidiale e i diversivi dalla distanza, un crimine non sfruttarlo, specialmente quando dobbiamo attraversare il mondo aperto popolato di nemici letali. Solo che, ad un certo punto, si profilano all’orizzonte avversari bravi nella parata e nella schivata, e così capiamo di nuovo che anche il Samurai ha la sua utilità e prendiamo ad alternarli. Prendetela come una breve storia sul perché gli stili convivano brillantemente e siano entrambi funzionali al gameplay. Nel combattimento puro abbiamo il contrattacco a rubare la scena: quando i nemici sferrano il tipico attacco “rosso” solitamente imparabile, ecco che premiamo il grilletto destro e non solo pariamo, non solo assestiamo un colpo potentissimo, ma per qualche motivo passiamo all’altro stile. Inspiegabile, ma almeno questa trovata spinge a provare l’altro stile, qualunque sia il nostro di partenza, e comprenderne i pro e i contro. Ha pagato la scelta di introdurne soltanto due, contro il sovraccarico di Rise of the Ronin, rendendoli più efficaci da esplorare. Alcuni upgrade migliorano il Ninja e altri il Samurai, il tutto indicato in maniera abbastanza diretta, e dopo un certo numero di ore capirete il vostro orientamento e inizierete a concentrare il level-up proprio in quella direzione. Le tante combo da sbloccare e imparare, non solo per ciascuno stile ma pure per ogni arma, danno profondità al combattimento e qualcosa da padroneggiare al di là del consueto “aspetta il tuo turno e attacca”. Perché, per inciso, la difesa non ci è piaciuta granché: c’è la guardia, c’è il tempismo e la Deviazione, ma per un vero parry bisogna attendere l’attacco rosso di cui sopra e ci è parso quasi mancasse qualcosa nel combat system - o che ci spingesse continuamente al gioco offensivo - con questo tipo di espediente. 

i problemi

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Testando il gioco su un PC fisso, dotato di RTX 3080 del 2020, alcune aree sono parse complicate da gestire: non tanto dei cali di frame rate ma degli autentici stutter, senza possibilità di ottenere miglioramenti regolando i settaggi. Sospetto: speriamo in driver dell’ultimo minuto o patch del day one perché, così, l’obiettivo dei 60fps stabili è duro a raggiungersi (tant’è che, per amor di fluidità, abbiamo spesso puntato sui 30). Anche perché questo va ad aggiungersi al ben noto bug dello “slow motion” dei titoli basati su Katana Engine per PC, e Steam Deck dove abbiamo tentato di provarlo invano. Cambiando registro, il tasto loot è storicamente complicato per la saga: il terzo capitolo mantiene il sistema post-patch del primo, e un’impostazione opzionale consente di raccogliere soltanto equipaggiamento da un certo grado di rarità in su. Confonde comunque vedere tutti quegli oggetti a terra, dai colori un po’ alla rinfusa, e quindi ti avvicini puntualmente per capire se ti possono interessare: non un sistema ideale. Ciò detto, abbiamo finito col tenere l’opzione disattivata perché gli oggetti possono essere riciclati per Amrita, oltre che smantellato in favore di altri materiali, una volta sbloccato il crafting. In tutti i soulslike, le fasi platform prevedono rigidità e salti imprecisi, e Nioh 3 non costituisce certo un’eccezione: non sappiamo se pensa di saperle fare o vuole soltanto sembrare difficile, fatto sta che proprio in queste sezioni - quando ricorre, ad esempio, ad un potere scriptato per la corsa sui muri - tradisce lo stacco di animazioni e mobilità rispetto alle produzioni occidentali. Nioh 2 era infine un enorme riciclo di asset: qualche recupero come la grotta di Nioh 1 o la nave presa pari pari da Rise of the Ronin c’è, ma notiamo con piacere che la produzione è stata stavolta meno al risparmio. 

il verdetto

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Com’è Nioh 3, allora? Rispetto a Rise of the Ronin, sia l’open world che il sistema di combattimento hanno fatto passi avanti da giganti e in pochissimo tempo. Un dettaglio che avevamo annotato anche con Elden Ring: la struttura a mondo aperto fa un favore ai soulslike, perché in quelli lineari, quando ti imbatti nel classico “muro di mattoni”, ti blocchi e molli; qui se ti blocchi su un boss puoi goderti qualche altra attività, magari salire pure di livello, e poi tornarci. Team Ninja ha preso questa lezione e l’ha ibridata con l’ispirazione palese all’action-adventure liscio, vedasi Ghost of Tsushima. Il risultato? Ogni volta che abbiamo dovuto lasciare il gioco, l’abbiamo fatto a malincuore e non vedevamo l’ora di tornarci. Ed è chiaramente un buon segnale, specie di questi tempi stanchi. Da tenere d’occhio molto più di quanto avessimo previsto.

Nioh 3 è disponibile dal 6 febbraio 2026 per PC e PS5.

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