Diffusi i dati della decima edizione dell'indagine promossa da Ancma e Legambiente: nella città le infrastrutture in crescono solo sul lungo periodo, mentre rallentano gli investimenti. Continuano a persistere divari territoriali e carenze in materia di sicurezza
Umberto Schiavella
4 febbraio - 08:18 - MILANO
Qual è lo stato della mobilità su due ruote in Italia, dalle biciclette alle moto, alla luce delle politiche intraprese, delle infrastrutture dedicate e degli strumenti di incentivazione adottati nei capoluoghi di provincia? A queste domande cerca di rispondere la decima edizione del rapporto Focus2R 2025 realizzato da Confindustria Ancma, l'Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, e Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia. L'indagine, basata su un questionario rivolto a 107 Comuni capoluogo di provincia, ha registrato una forte adesione: sono ben 94 le amministrazioni locali che hanno fornito, nella maggioranza dei casi, i dati aggiornati al 2024 per analizzare in maniera approfondita sette ambiti chiave, tra cui accessibilità urbana, sicurezza stradale, sharing mobility e parcheggi. Per sette città sono stati utilizzati le informazioni dell'edizione del 2023, mentre per altri quelli del 2021 e del 2022. Per le città di Foggia, Matera, Potenza, Sassari e Viterbo, l'assenza di dati recenti non ha permesso la loro inclusione nello studio. Dalla ricerca emerge il ruolo sempre più preponderante delle biciclette, degli scooter e dei motocicli, mezzi che costituiscono la componente strutturale della mobilità urbana italiana, insieme al mancato allineamento delle politiche locali al reale ruolo che dovrebbero svolgere nelle città. Non solo, l'immagine restituita dal report evidenzia complessivamente una serie di progressi selettivi, ma anche diversi ritardi strutturali. Se da un lato crescono intermodalità, servizi di sharing e misure di moderazione del traffico, dall'altro risultano ancora insufficienti e disomogenee le politiche incentrate sulla sicurezza stradale, le infrastrutture dedicate, i parcheggi e l'accessibilità alle corsie preferenziali. Infine, una nota dolente, ancora netto il divario tra le città del Nord e quelle del Sud del Paese.
Aumentano le bici, si riducono gli investimenti
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Nel 2024 in Italia sono state vendute circa 1,35 milioni di biciclette, di cui 274.000 e-bike, pari al 20% del totale. Il dato conferma la tendenza di flessione iniziata nel 2022, pur in un contesto di rafforzamento complessivo della mobilità urbana alternativa all’auto, che nel 2024 ha rappresentato il 38,9% degli spostamenti urbani, il miglior risultato dal periodo pre-pandemico. Dal punto di vista delle infrastrutture, la disponibilità media dei percorsi ciclabili nei capoluoghi di provincia si attesta a 10,39 metri equivalenti ogni 100 abitanti (l’indice considera le piste in sede propria, le corsie riservate, le piste su marciapiede, i percorsi promiscui bici/pedoni e le zone con moderazione della velocità a 20 e 30 km/h). Dato lievemente in calo rispetto al 2023, ma con un incremento complessivo del +44,9% rispetto al 2015. Reggio Emilia, Cosenza e Cremona guidano la classifica per dotazione ciclabile, mentre persistono forti divari territoriali, soprattutto in alcune città del Mezzogiorno. Positivi i segnali sull’intermodalità: il 63,7% dei comuni permette il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici, in crescita costante rispetto al passato, mentre oltre l’80% delle città ha attivato parcheggi bici presso almeno una stazione ferroviaria. Il 26% dei Comuni considera il miglioramento della sicurezza delle biciclette una priorità molto alta, il 35% una priorità alta, il 24% medio-bassa mentre il 15% non considera ancora questo tema una priorità. Infine, un sistema di marchiatura e registrazione antifurto in grado di contrastare i furti di biciclette è disponibile nel 21% dei 92 comuni che hanno fornito una informazione su questo tema.
Crescono scooter e motocicli, diminuisce l'attenzione alla sicurezza
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Nel 2024 le immatricolazioni di veicoli a due ruote motorizzati hanno raggiunto oltre 373.000 unità, con una crescita superiore al 10% rispetto all’anno precedente. Nei capoluoghi di provincia italiani presi in considerazione dallo studio circolano in media 14,54 motocicli ogni 100 abitanti, un valore in costante aumento dal 2015. Cresce il numero di comuni che consentono il libero accesso di ciclomotori e moto all’interno delle Ztl, passando dal 41% nel 2015 al 54,1% nel 2024, ma aumenta anche il numero delle amministrazioni che blocca l’accesso delle motorizzazioni più obsolete. Anche la disponibilità di parcheggi dedicati rimane scarsa (40 comuni hanno meno di cinque stalli ogni 1.000 abitanti) e disomogenea, con forti differenze tra città virtuose come Firenze e Aosta e molte realtà ancora sotto dotate. Rimane critica, secondo la ricerca, la situazione della sicurezza, con il 58,6% dei comuni che non considerano questo tema una priorità delle loro politiche, nonostante un aumento della mortalità di occupanti delle due ruote a motore del 10%. Sempre nel 2024, solo il 21% dei Comuni intervistati ha installato i guardrail per tutela l'incolumità dei motociclisti, rispetto al 28% registrato nel 2023 e al 17% del 2015.
Mobilità condivisa e grandi città
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Con una flotta nazionale di oltre 95.600 veicoli, i servizi di sharing mobility hanno superato i 50 milioni di noleggi complessivi. Il bike sharing resta fortemente concentrato nei grandi centri urbani. Solo Milano, Roma, Firenze, Bologna e Padova rappresentano oltre la metà delle biciclette condivise disponibili nei capoluoghi. Crescono i prelievi dei servizi free floating, mentre si registra una lieve contrazione della flotta complessiva rispetto al picco del 2022. Lo sharing di monopattini elettrici è attivo nel 40,7% delle città rispondenti, con Roma e Milano che contano la maggior parte dei mezzi e dei noleggi. Sempre nel 2024, 74 comuni, ovvero il 79% dei partecipanti alla ricerca, hanno dichiarato di essere in possesso di una flotta di moto/scooter utilizzati per i servizi comunali che prevedono consegne, attività di polizia locale, trasporti leggeri, erano 56 nel 2021. Il numero complessivo dei veicoli passa da 1.363 nel 2023 a 1.367: di questi 97 sono mezzi elettrici rispetto ai 44 registrati nel 2022.
Sicurezza stradale: dati migliori, politiche frammentate
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Nel 2024 il numero complessivo di incidenti stradali è aumentato, ma il numero di vittime è in calo, con una riduzione del tasso di mortalità. Gli utenti delle due ruote, biciclette e motocicli, continuano però a rappresentare una quota significativa di feriti e decessi. Solo il 60,6% dei Comuni considera la sicurezza della circolazione ciclabile una priorità alta o molto alta nei propri strumenti di pianificazione urbana (Pum e Pgtu). Ancora più critico, secondo il report, il quadro per le due ruote a motore, dove oltre il 58% delle amministrazioni assegna una priorità bassa o nulla alla sicurezza dei motociclisti. Le Zone 30 si confermano una misura in espansione: sono 76 i capoluoghi che hanno introdotto limiti di velocità a 30 km/h o inferiori, con le prime evidenze disponibili che mostrano una riduzione degli incidenti nelle aree interessate. Tra queste, 75 hanno almeno una zona con limite a 30 km/h, 19 città hanno almeno un limite a 20 km/h, mentre nove città hanno imposto un limite di 15 km/h o inferiore. Tra i 43 comuni che hanno fornito il dato, in 27 la lunghezza totale dei tratti a velocità limitata supera i dieci chilometri.
Colonnine per la ricarica elettrica
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Cresce il numero di città che si dotano di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici: 61% rispetto al 42% registrato nel 2015, nonostante un mercato ancora debole come sottolineato dalla ricerca. Il 49% dei comuni rispondenti dichiara di avere almeno un punto di ricarica sul proprio territorio. In dieci Comuni la rete è ancora poco diffusa e non supera i cinque punti di ricarica, mentre sono quindici quelli con più di trenta punti di ricarica.









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