Lo spagnolo dopo il successo a Melbourne: "Si parla tanto di quanto mi piaccia divertirmi, ma questo non esclude la mia voglia di giocare a tennis. Sono determinato a non lasciare niente a nessuno"
Luigi Ansaloni
4 febbraio - 18:45 - MILANO
"Non credo di dover dimostrare nulla a nessuno, nemmeno quando faccio cose con cui la gente potrebbe non essere d'accordo”. Sono tanti i sassolini dalle scarpe che Carlos Alcaraz si sta togliendo dopo il trionfo degli Australian Open. Per il numero uno del mondo non sono stati settimane facili, con i tanti dubbi che si era portato dietro dopo la rottura col suo storico coach Juan Carlos Ferrero. In un' intervista a “As”, il fuoriclasse di Murcia ha chiarito che non gli piace l’idea che si è avuta di lui dopo il documentario uscito di Netflix, dove nemmeno Ferrero fu troppo gentile nei suoi confronti.
"Io non professionale? Non è vero"
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“Con il documentario si è parlato molto del fatto che non sono professionale, che mi piace divertirmi, fare festa e così via. Ma una cosa non nega l'altra - ha spiegato Alcaraz - ma è chiaro che per essere il numero uno al mondo, vincere sette tornei del Grande Slam, arrivare dove sono, ci vogliono lavoro, disciplina, essere lì giorno dopo giorno. Penso che sia questo che la gente dovrebbe capire: lavoro duramente ogni giorno per essere qui. Cerco di non pensare a quello che pensano gli altri. Gioco per me stesso, per la mia famiglia, per la mia squadra. Ciò che mi appassiona è stare su un campo da tennis, intrattenere gli altri e divertirmi".
Il documentario
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Il riferimento è al documentario uscito sulla piattaforma lo scorso anno, che doveva esaltare Alcaraz ma che invece si è rivelato un boomerang. L’immagine dello spagnolo che è venuta fuori dalla serie Netflix dal titolo "A modo mio" non è piaciuta a tutti. Il murciano veniva descritto come un amante delle feste con troppe puntate a Ibiza e non sempre concentrato sull'allenamento, con Ferrero a sottolineare come tutto questo dovesse finire: “La concezione del lavoro e del sacrificio di Carlos è diversa da quella dei big 3. È così differente che mi fa dubitare che possa diventare il migliore giocatore della storia", aveva detto l'ormai ex coach, con varie frecciatine ad Alcaraz "colpevole" di essere andato ospite in un weekend di F1 nonostante il parere negativo del team. Molti pensano che anche questo abbia contribuito alla decisione di separarsi dal coach da parte del n.1 del mondo.
"Voglio tutto"
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Con il successo di Melbourne però non si esauriscono gli obiettivi da raggiungere nel 2026 per il murciano: "Gli Slam sono sempre lì. Poi ci sono le Atp Finals e la Coppa Davis, che sono tra i più importanti". Dicendo anche “sono determinato a non lasciare niente a nessuno”.
"Sto crescendo"
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Il numero uno del mondo ha poi detto “Sono incredibilmente felice di questo titolo, ovviamente, per tutto quello che ho ottenuto: essere il più giovane di sempre ad aver vinto tutti e quattro i tioli Slam, ma soprattutto per come sono migliorato nel corso delle settimane, soprattutto rispetto alla scorsa stagione - ha detto lo spagnolo - credo di aver fatto un salto di qualità e di forza mentale, da qui in poi continuerò ad andare avanti".
"Lopez? Il migliore "
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Alcaraz ha poi parlato di Samuel Lopez, il sostituto di Ferrero, con il coach che è stato premiato a sua volta nella cerimonia degli Australian Open: "È bello riconoscere l'importanza dell'allenatore, le vittorie non sono solo frutto del lavoro del giocatore. Sono stato davvero felice perché so che Samuel ha lavorato tutta la vita per un momento così", ha raccontato Alcaraz, "per me è uno dei migliori allenatori del mondo, se non il migliore".









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